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Il padre di tutti gli sprechi

Posted by Fabio su luglio 11, 2007

Max Bruschi è un consigliere provinciale (Milano) che ha lasciato un accorato commento ad un mio post. Eccolo:

“Dunque, io sono un cosiddetto “privilegiato”. Un Consigliere provinciale che guadagna la bellezza di 1706 euro al mese per 12 mensilità e che, stando all’opposizione e volendola fare seriamente, non ha il tempo per fare alto. Scelta mia, ma che venga dipinto come il sultano del Brunei, non mi va giù. Detto questo (visto che sul desktop ho la frase di Ernesto Nathan, “Non c’è trippa per i gatti”), parte del mio impegno è dedicato ai veri sprechi. Che non sono i “costi dei politici” e neppure, a conti fatti, le consulenze. Ma sono (faccio solo un esempio) siti internet che sul mercato costano 2.000 euro e alla pubblica amministrazione 20.000. Tutto con firma dirigenziale, vidimata da “controlli interni” talmente controllosi da non controllare un fico secco.”

Non credo che nè io nè tantomeno Stella&Rizzo sostengano che tutti ma proprio tutti siano dei sultani del Brunei. E credo che Max Bruschi abbia ragione quando dice che gli sprechi della “Cosa Pubblica” siano enormi e vadano combattuti. Onore (e buona fortuna) a lui.

Credo anche, però, che tali sprechi siano solo un’altra faccia della stessa medaglia. Un modo cioè per acquisire clientela-potere-danaro. Il padre di tutti gli sprechi è proprio il sistema politico che, per prosperare, ha bisogno di sedie. Anche laddove non siano strettamente necessaria e ancorché ciascuna di esse costi poco.

Vorrei quindi chiedere a Max Bruschi, che mi sembra persona sincera e onesta, se, per esempio, ritiene così strettamente necessaria per i cittadini l’Istituzione “Provincia”, a prescindere dal suo ruolo di consigliere nella medesima, naturalmente…

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6 Risposte to “Il padre di tutti gli sprechi”

  1. Ti do due risposte. La prima, riguarda il tuo commento al mio post. Se fosse come tu dici, sarebbe facile. Ma non è “solo” così. c’è un cancro nella pubblica amministrazione che si chiama disattenzione verso il pubblico denaro, e che c’entra relativamente con la politica. Ti ricordo, e ricordo a tutti, che la gran parte delle spese viene decisa non dall’assessore, ma autonomamente dal burocrate. Per questo sto lottando affinché in provincia di Milano tutte le determine (così si chiamano) vengano pubblicate su Internet. Seconda risposta. Le Province hanno un senso, ma dovrebbero a) essere di meno, b) avere meno competenze ed “esclusive”. Per fare un esempio, non ha senso che esistano “assessori provinciali alla cultura” o allo sport (i comuni bastano e avanzano), ha senso su competenze dove il comune, da solo, non basta: traffico, trasporti, territorio, rifiuti. Insomma, poche rogne, ma concrete. E, avendo meno competenze, costerebbero anche meno.

  2. Scipione said

    Grazie Max. La “disattenzione verso il pubblico denaro” da parte delle amministrazioni pubbliche, nulla mi toglia dalla mente che sia figlia di due padri, :
    1. l’esercizio del potere con conseguente caccia al “cliente”.
    2. la TOTALE deresponsabilizzazione del dipendente pubblico.
    I due padri sono peraltro fratelli tra loro perché il dipendente pubblico è intoccabile in quanto fonte di voti, soprattutto in certe regioni

    Per quanto riguarda la risposta sulle Province, credo sia apprezzabile la tua proposta di concentrarne il ruolo solo su alcune aree specifiche. Ma credo possa solo essere un passo intermedio; perché traffico, traspoerti, territorio, rifiuti non possono essere gestiti dalla Regione? Perché ci deve essere un apparato politico semi-locale (con i suoi Presidente, consiglieri ecc…) che li gestisca?

  3. andrea altana said

    Caro Bruschi, se in Italia ci fossero più politici disposti al confronto come Lei le cose andrebbero sicuramente meglio; purtroppo la maggior parte dei suoi colleghi ha un atteggiamento per nulla trasparente nei confronti del pubblico.
    Detto questo non Le nascondo la mia delusione per la sua risposta, come vice capo gruppo di un partito di ispirazione liberale (o che tale dovrebbe essere) mi sarei aspettato una risposta ben diversa.
    Una liberale autentica come Margareth Thatcher non esitò un attimo ad abolire tutte le contee (l’equivalente delle nostre provincie).

  4. non sarò brevissimo, ma penso mi perdonerete.
    Caro Altana, se avesse dato alla grandissima Margareth della “liberale”, lei si sarebbe offesa… scherzi e battute a parte (a proposito, non sono più vicecapogruppo: mi sono dimesso dopo essere stato eletto presidente della commissione garanzia e controllo), è vero che gli Enti locali avrebbero bisogno di una bella ripulita e (insisto, e così rispondo anche a Scipione) una revisione delle funzioni. Mentre oggi si sprecano (è il caso di dirlo) duplicazioni e sovrapposizioni. La domanda è: ci sono alcune cose che l’Ente provincia “deve” fare, perché Regioni e comuni sono livelli inadatti? Secondo me, sì. E insisto: viabilità, immondizia, Edilizia scolastica (tutta, e non solo i licei. Farei eccezione per gli asili, che lascerei ai comuni) e pochissime altre cose. Perché i comuni sono troppo “piccoli” e la regione è troppo distante (io seguo qualcosa come 149 comuni) oltre ad essere un ente legislativo e non amministrativo (anche se a volte scantona). Parlo, ovviamente, della provincia di Milano e, in genere, delle province metropolitane, i cui abitanti sono assimilabili a quelli di una regione (o anche di più). Non a caso, la Thatcher abolì le contee, ma Londra ha uno status speciale. Se diminuiamo e chiariamo le funzioni, diminuiamo anche il peso della macchina burocratica che, vi prego di credermi, è il problema, e rendiamo la spesa e le decisioni più trasparenti. Oggi ho difficoltà io a capire, a volte, chi fa che cosa, figuriamoci chi non è uno specialista di diritto amministrativo.
    Almeno al nord, inoltre, il gigantismo burocratico non è figlio della “caccia al cliente”. Conosco quasi uno per uno i dipendenti della provincia. A parte gli “incalliti” (che non sono numerosissimi), scelgono chi votare volta per volta. Ieri scelsero Penati, oggi rimpiangono la Colli. E’ vero che sono “deresponsabilizzati”. Ma qui si apre un altro discorso, che tira in ballo i sindacati.
    Infine. Difesa della Provincia = Cicero pro domo sua? Boh. Faccio il consigliere provinciale quasi incidentalmente. Non avrei avuto difficoltà ad essere eletto anche in comune, ma se faccio qualcosa, mi piace cercare di farlo al meglio possibile. E mi sono “innamorato” dell’Ente che rappresento. Vedo le moltissime magagne, ma anche le potenzialità.

  5. Tutto quello che fanno le Province può essere fatto senza l’organo politico e i costi che si tira dietro. Dimostrabile putno per punto. Regioni e Comuni sono più che sufficienti, anzi già troppi anche loro. La necessità della abolizione delle Province dopo la nascita delle Regioni è apparsa chiara fin dai primi momenti e le proposte, anche di autorevoli esponenti politici, sono cominciate decenni fa. Nel tempo la richiesta è stata reiterata sempre più frequentemente in modo trasversale da più settori della società determinando di fatto un largo consenso. Incredibilmente fino ad oggi non vi è stata traccia di proposte concrete. In assenza di iniziative più qualificate di teorici preposti, per passare dalle parole ai fatti, dal lamento continuo alla proposta, un gruppo di semplici cittadini, notte dopo notte, con il contributo di specialisti e di amici che intendono metterci del proprio per cambiare le cose, ha messo a punto una proposta concreta, con un percorso preciso per arrivare alla Abolizione delle Province. A tal fine è stato pubblicato un blog http://www.aboliamoleprovince.it che Vi prego di visitare, sostenere, diffondere. E’ ora di passare dalle parole ai fatti. Saluti. Lorenzo Furlan
    _________________

  6. Gino Ramaglio said

    Max Bruschi
    Fa il virtuoso ma poi sta tra le fila del piu grande mariuolo d Italia, Ma di che mi vieni a parlare dello spreco dei politici…
    ma perche tu che sei ed il tuo capo nano cos é se non un gran ladrone.
    max senti questo consiglio va a lavorare se veramente vuoi fare qualcosa per il popolo.

    Abbasso la casta politica

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